Quasi dimenticavo

Un anno e mezzo fa ho anche smesso di fumare. E se qualcuno mi dirà mai che dovrei riprendere perché così mi calmo, quel qualcuno avrà un bel calcio rotante in pieno viso (giusto per smentire in maniera tautologica certe ingiuste accuse

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  • #diario #francesca fichera #riflessioni #smettere di fumare #one year later
  • 11 ore fa
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  • #juno #movie quotes #love #diablo cody #jason reitman
  • 12 ore fa
  • 2

One Year Later

Esattamente un anno e un giorno fa, rischiavo di morire. Per un errore, dicono (la morte sa essere anche e soprattutto stupida).
Casa mia era invasa da una troupe cinematografica mentre io, sopravvissuta chiusa in una stanza al riparo dal più insignificante schizzo d’aria, mi imbottivo di antibiotico e cortisone.
Il risultato fu che presi 12 kg, ampiamente compensati dalla perdita di una immensa quantità di lote (umane) di grande e media taglia. Le piccole sono ancora in giro, ma di quelle, alla fin fine, non ci si libera mai. E meglio così, perché altrimenti il mondo sarebbe una palla (un poco comunque lo è).
Insomma, nonostante questi presupposti un poco uterocratici, la verità è che oggi ho deciso di festeggiare. E anche domani. Magari pure dopodomani.
Questo, unito alla frittatina (invisibile, ma v’assicuro che si sentiva ) che imporpava d’olio il pane, rappresenta una piccola parte del festeggiamento.
Ve ne rendo partecipi, e concludo dicendo: ci berrò e ci mangerò sempre su… ma solo con chi non mi costringe a farlo perché pensa che il suo sia il modo vincente di vivere.

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  • #uterocracy #vivere #francesca fichera #un anno dopo #riflessioni
  • 15 ore fa

La risata è il veleno del timore.

George R. R. Martin, La canzone del ghiaccio e del fuoco
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  • #george r.r. martin #il trono di spade #la canzone del ghiaccio e del fuoco #citazioni
  • 17 ore fa
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Denuncia: dall’anno scorso in poi

Come la Contastorie di L. Montgomery, stasera ho un paio di vicende da proporvi, dalla fin troppo breve serie del “si sono sciolte tutte le corone”.
Una cosa seria.
Un c’era una volta senza lieto fine.
Un tanto tempo fa, in quel di Cava, in una nota Mediateca dov’ero stata chiamata a curare e presentare parte di una videorassegna in sei episodi, mi trovai di fronte a una stanza priva d’ogni tipo di allestimento tecnico e - sopra ogni cosa - priva di UN tecnico. “E’ alla laurea della ragazza”, mi venne detto, e mi fu presentato il sostituto, cioè: un barista.
Inutile dire che la serata resse finché poté reggere lo spirito d’iniziativa della sottoscritta e dei pochi amici presenti in sala (il resto era un pubblico attonito, se non risentito, per via del mancato funzionamento del proiettore). Inutile dire pure che io mi unii al loro risentimento, ma da sola, perché il responsabile di tutta la baracca aveva pensato bene di fuggire fra un tempo e l’altro dell’evento spegnendo, per giunta, il cellulare. Il giorno dopo i miei ulteriori tentativi di contatto furono vani, al punto che mi rassegnai a dovermi scusare al posto suo e del suo team di lavoro su tutte le piattaforme social legate alla rassegna.
Risultato: post censurati più un calcio in culo “per aver pugnalato tutti alle spalle”. Eppure un pubblico deluso da una serata-flop aveva diritto a delle scuse, e noi (loro) l’obbligo di darle. Nella dimensione spazio-temporale della civiltà, almeno.
Altra storia.
Un giorno fui coinvolta nella redazione di una rivista universitaria. Mi furono promessi il tesserino da pubblicista e lo spettro di un rimborso spese, se non di un pagamento derivato da eventuali sponsor. La redazione era composta da altri miei colleghi, alcuni avvezzi alla scrittura critica online (come me), altri no. Ma dovevano starci tanto gli uni quanto gli altri, e si decise di procedere comunque, fra cambiamenti di rotta continui e sul filo spinato di una linea editoriale praticamente nulla. Fummo inviati ad alcuni festival (a nostre spese) i cui resoconti ottennero pubblicazione a distanza di più di sei mesi (e chi se lo va a leggere il resoconto di un festival tenutosi sei mesi prima, eh?, chi?). Di tesserini - e tanto meno di rimborsi - nemmeno l’ombra, perché la rivista, nel giro di più di un anno, non fu mai registrata. Gli habitué del giornalismo online, perlomeno alcuni, continuarono a rispettare le scadenze - gli altri NO. Risultato: la rivista diventò uno stagno dove di tanto in tanto emergeva un articolo o una news - per mano sempre delle stesse persone. A nulla valsero sollecitazioni, rimproveri e tentativi di dare a tutto un minimo d’ordine e di regola: anzi, questi ultimi furono salutati - come sempre più spesso accade “da queste parti” - come segnali di:
pignoleria
astio personale
spirito di rivalsa
fiscalità
Il tutto rientrante nel campo semantico dell’essere cacacazzi. Altro calcio in culo (su richiesta, stavolta, perché il troppo si dice che stroppi) e la rivista è uguale a come la si è lasciata. Tanto è sufficiente che ci sia per poter dire “l’abbiamo fatta noi”.
‪#Uterocracy‬? Forse è anche il caso di svestirsi di titoli sarcastici che possono essere fonte di facili fraintendimenti. Io parlo - e scrivo - perché tutta questa roba non mi va bene, e non mi andrà MAI bene. Perché il compromesso dovrebbe essere un mezzo e invece è diventato il fine, e di un paese intero. Insieme con il tornaconto personale di ciascuno di noi. Abbasso la critica, abbasso l’autocritica, abbasso la regola: bene. E che succede? Che le riviste stagnano (però uno se le può mettere in curriculum), che i progetti vanno alla deriva (o, se funzionano, è perché c’è sempre qualche disperato disposto a far lo schiavo), che tanti poveri cristi finiscono a gambe all’aria perché c’è sempre un sostituto che ‘tanto basta che’.
Non si lotta per la competenza, non si lotta per il merito, non si lotta per migliorarsi. Si è capaci di dire solo “così è abbastanza, così va bene”.
E ci si ferma. E’ esattamente quello che accade. Ci si ferma e si stagna come le iniziative che le critiche (ANCHE quelle) consentirebbero di mandare avanti.
L’importante, tanto, è avere il sostegno degli amici. Di quelli che, se anche hai scritto un’oscenità o attaccato male un quadro o detto quattro panzane a un convegno, saranno lì a dirti “Ottimo lavoro”, e tu lì a pascerti, e a pensare al tuo prossimo impiego. Da quattro soldi, però assicurato.

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  • #francesca fichera #denuncia #uterocracy #italia
  • 1 giorno fa

Chiari mattini,
quando l’azzurro è inganno che non illude,
crescere immenso di vita,
fiumana che non ha ripe né sfocio
e va per sempre,
e sta - infinitamente

Eugenio Montale
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  • #eugenio montale #poesia #alba #infinito
  • 1 giorno fa

Non ti invento nei luoghi che adesso senza te non hanno senso.
Il tuo non esserci è già caldo di te,
ed è più vero, più del tuo mancarmi.
La nostalgia spesso non distingue.
Perché cercare allora se il tuo influsso già sento su di me
lieve come un raggio di luna alla finestra

Rainer Maria Rilke
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  • #rainer maria rilke #poesia #amore #nostalgia
  • 2 giorni fa
  • 2

#saperscrivere

Il racconto è zattera in mezzo al naufragio.

- Benedetta Tobagi

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  • #raccontare #scrivere #saper scrivere #racconto #benedetta tobagi #citazioni
  • 2 giorni fa
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La morte di un amico, come la caduta di un pino gigante, lascia vuoto un pezzo di cielo.

Allen R. Foley
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  • #allen r. foley #morte #vuoto
  • 3 giorni fa
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È sempre difficile consolare un dolore che non si conosce.

Alexandre Dumas
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  • #alexandre dumas #dolore #citazioni
  • 4 giorni fa
  • 3

Un calcio in bocca

Ho visto persone buonissime e amorevoli isolate dal mondo, per mesi che sono diventati anni, e ho visto amici di tutti che si rivelavano puntualmente amici di nessuno pur nutrendosi in eterno del clamore della ‘finta folla’ che avevano attorno. Ché forse l’unica legge generale sull’esperienza umana è che non esistono leggi generali sull’esperienza umana.

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  • #riflessioni #francesca fichera #la vita
  • 5 giorni fa
  • 3

How can people be so cruel?
Easy to be proud, easy to say no.

Three Dog Night, Easy To Be Hard
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  • #easy to be hard #three dog night #songs quotes #songs #quotes
  • 5 giorni fa

ho incendiato ogni bene
sull’altare dell’ansia.
così volevano
il padre e la madre.
nessuno ne sapeva più di loro
su come sfuggire alla calma.

Franco Arminio
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  • #poesia #ansia #mamma e papà #franco arminio #verità
  • 6 giorni fa

Pericoloso entrare senza frustino nella gabbia dei ricordi. Mordono.

Gesualdo Bufalino
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  • #gesualdo bufalino #citazioni #ricordi #memoria
  • 1 settimana fa
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